Così, nel corso degli anni, me l’hanno messa tutti. E’ così che spesso m’hanno convinto ad andare, rimanere, scegliere se stare oppure no. Una sorta di terra di mezzo, in bilico su un precipizio, in cui i principi che interagiscono sarebbero espressi da questi due avverbi di luogo. Orbene, miei cari lettori A.Ci.Di, è evidente che la natura e i procedimenti tipici dell’ermeneutica filosofica, robetta che noe magnamo col companatico, ci permettono di applicare anche a tutta questa nostra storia, la coppia concettuale espressa dai due contrari: “O dentro o foraaaa”.
Così, mi sentii urlare da la mi mamma il giorno delle Palme, quanno, poco più che bardassetto, anziché annà a la messa, me fermai a fa una corsa dietro al pallone col vestito de la domenica. Erano i tempi in cui ancora se buscava e lei, per l’appunto, era fori, fori dalla Grazia de’ Dio. Io, di conseguenza, fori, fori da la porta. Rientrai, dopo qualche ora, soltanto per intercessione de la mi nonna, poraccia, e comunque, le chiappai sonore anche da lei. In quel momento presi coscienza di un’esistenza percorsa sul filo del rasoio, e di come quest’eterna alternativa avrebbe pervaso ‘gni cosa me se presentasse a paro dell’occhie.
Verso i trenta, infatti, in un caldo pomeriggio del luglio ’82, quando la malattia del pallone si era ormai impossessata del mio corpo, osai preferire (senza alcun rimorso, lo ammetto!) il 3 a 2 di Paolo Rossi ai danni della Selecao verdeoro, ad una di quelle scampagnate ammazzafegato, col parentame fino alla quarta generazione.
Era una partita secca: o dentro o fora, noi o loro per la semifinale. Loro potevano pareggiare, noi dovevamo vincere. Mi addormentai sfinito, farfugliando la formazione disposta da Bearzot; fui svegliato di soprassalto da un tretticone de la mi moje, alla quale gridai con enfasi il finale della storica telecronaca di Nando Martellini: “E’ finitaaa! E’ finitaaa!”
Sfiorai il divorzio sulle note di: “O dentro o fora”, in cui fora stava per: “Torna a casa da la tu mammaccia che t’ha creato”. Quel giorno, mi capirete, feci la promessa alla mia amata consorte che, una volta finito il Mondiale, avrei saputo vivere anche senza quelle domeniche pomeriggio con Valenti e le pronunce incomprensibili di Tonino Carino da Ascoli. Giurai il falso incrociando, se possibile, anche i peli dell’alluce.
Poi, con il passare degli anni, ella capì che il calcio era dentro di me come il senso di fame, e le decisioni circa il “dentro o fora” si spostarono gradualmente su altri campi (dove campano mejo li gerani, dove va acciabattata la camicia ne li calzoni) fino al giorno d’oggi, in cui, ogni anno, passate le feste, campo nell’indecisione di come sistemare la panza in relazione alla cintura. Dentro o fora?
Orbene, scusandomi per la digressione filosofica, mi addentro nella cronaca di domenica 15 gennaio, giornata in cui la nostra amata squadra si appresta ad affrontare un match ostico contro l’Oratorio S. Giovanni Bosco, squadra che milita a metà classifica con una ventina di punti. Per l’occasione, consumo un pranzo casareccio a base di coniglio a porchetta, farcito con tutti gli odori, interiora e pancetta; abbino una bottiglia di Palaia, vino corposo prodotto dalla Monrubio.
Non ho ancora digerito, quando alle 14.30 tento la scalata alla grappetta di Mattio, proprio sul fischio d’inizio dell’arbitro. Per i nostri, scendono in campo Cortellini tra i pali, in difesa Captain Tardiolo, l’Innominato, la Sega a nastro dell’Acquaviva e il Fico; a centrocampo si battono Frullicone, l’Assessore Tiberi, il Cholo, tornato titolare e l’Ibra della Meana, al secolo Alessio Pontremoli; davanti spinge la coppia di devastatori formata da Gigino nostro e Ball. Per gli undici che si battono dentro al rettangolo di gioco, innumerevoli altri si dimenano fuori; tra tanti, mi piacerebbe citare quelli della tribuna dei lungodegenti che non smettono un attimo di incitare i compagni: Gasparri calato nei panni di linesman, Panico, Baldini Daniele, Manganello, Nicolò e, da lontano, il mitico Bila.
Al pronti via, dimostriamo la personalità giusta, gestendo una netta superiorità che schiaccia e impensierisce gli avversari; smetto di contare le situazioni favorevoli create dai nostri, tanto che, al tredicesimo minuto, non ho più dita disponibili sulle quali annoverare il primo e meritato goal. Dopo un bel cross di Tardiolo venuto dalla destra, il Cholo, ribadito dal difensore dell’Oratorio, udite udite, gonfia la rete, continuando nella grazia divina iniziata ben tre settimane fa. La sua corsa verso la greppa, sotto la curva, quasi mi commuove e nell’esplosione generale, di strilla, petardi, salti e balli, mentre batto le mani così tanto da scorticarle, mi martella anche il cuore. E’ il delirio. Dentro e fora.
La partita prosegue su questa linea per tutto il corso del primo tempo; le palle giocate da dietro si mostrano interessanti lì davanti, dove la qualità del nostro reparto offensivo svetta. E se è doveroso ammettere che la squadra avversaria, forse per le assenze, non impensierisce più di tanto, fermandosi ad un gioco macchinoso e prevedibile, è pur vero che noi non molliamo un attimo la presa; al trentacinquesimo minuto, infatti, sferriamo il colpo che manda l’Oratorio fuori fase; Ball, servito da un lancio verticale del buon Tiberi, la butta dentro, davanti agli occhi di un difensore in preda al panico. Si chiude così il primo tempo regolamentare.
Nella ripresa, caliamo un po’ il ritmo cercando intelligentemente di amministrare il vantaggio e lasciando spazio a qualche azione offensiva degli avversari. Nel frattempo, il portiere dell’Oratorio, stazza decisa compagno mio, e cuore indomito, nonostante le due palline già beccate, è nel bel mezzo della kermesse sportiva e ce la mette tutta, offrendoci l’opportunità di innumerevoli nonché elevati scambi tratti dal vocabolario: “Sagra della porchetta”. Sul 3 a 0, quando Gigi controlla a rientrare un lancio di Pietro e salta l’indemoniato coi guantoni, ci diamo dentro. Qualcuno alla mia sinistra, con voce soave, gli sussurra: “Intanto tre panzate l’hai date!” Lui va fora de capo ma anche noi non stiamo benissimo!
Rimane da segnalare, per la cronaca, l’autogoal del 3 a 1, made in Palombini senior, anche bello, davvero. Finisce così. E mentre il ragazzotto di cui sopra, fuori di sé, prende a cazzotti le porte del Tardiolo, offrendoci l’ultima scena pietosa di un fornitissimo repertorio, mi allontano pensando a quel pomeriggio del luglio di una trentina d’anni fa, a quella promessa mai mantenuta. Ne sono certo, dall’orlo del precipizio al quale molte volte mi avevano condannato, sceglierei ancora, mille volte ancora, per una partita di pallone come questa.
Non è tutto. Aspettiamo di andare “in stampa”, vista l’importanza del ritorno di Coppa Umbra contro il Pietrafitta, disputato su un campo duro come il marmo, a meno due/tre gradi, in riva al Paglia, decimati da infortuni, con formazione imposta e rimaneggiata, sotto di una rete, con soli 44 minuti per farne almeno due. Loro potevano pareggiare, noi dovevamo vincere. Una partita: o noi o loro per la semifinale. Dentro o fora.
Come è andata, vi chiederete. Penso alle parole giuste, non le trovo. Mi addormento, sfinito dall’adrenalina, a notte inoltrata. Se questo è il nostro mondiale, noi siamo dentro.
Ed ecco a voi le nostre pagelle:
CORTELLINI ALESSIO: Poco impegnato. Quando chiamano, comunque risponde sempre. Sicurezza. VOTO: 6 ½
TARDIOLO VALENTINO: Suo il cross sul primo goal. E non è ancora tornato al 100%. Capitano. VOTO: 6 ½
URBANI FABIO: Limita così bene l’avversario da mandarlo in palla quasi subito. Bada-ipnosi. VOTO: 6 ½
TIBERI RICCARDO: Dalla solita bella testa e dai soliti bei piedi arriva l’assist perfetto. Giornata sì. VOTO: 7
BAMBINI PIETRO: Concordo con il giudizio espresso dai giurati A.Ci.Di. Bella prova! VOTO: 6 ½
PALOMBINI MATTEO: Se ci sta con la testa, ci sta anche con i piedi. VOTO: 6 ½
BATTISTI RAFFAELE: Chettelodicoafa. Solita furia. VOTO: 6 ½
URBANI DIEGO: Tre partite, tre goal. Pare che non ci dorma la notte. Sogno premonitore. VOTO: 7
PONTREMOLI ALESSIO: Mi sembra di vederlo in netta, nettissima ascesa. Arma A.Ci.Da. in più. VOTO: 6 ½
SCIULLI LUIGI: Cresce a vista d’occhio inanellando un’altra perla alla sua collana. Prezioso. VOTO: 7
BALDINI FRANCESCO: Fa il secondo goal. L’ennesimo, della tranquillità. Piccolo Principe. VOTO: 7
MAGISTRATO SIMONE: Gioca solo il secondo tempo con scioltezza. VOTO: 6
FRINGUELLO MATTEO: Rileva Frullicone e i suoi compiti. Ben fatto. VOTO: 6
PALOMBINI DAMIANO: Prima o poi, sono certo, un goal ce lo farà. Cavallo selvaggio. VOTO: 6
RICCITELLI ANDREA: Intercetta tanti palloni, studiando il modo di distribuirli al meglio. Buon rientro. VOTO: 6
MISTER MOURENO: Continua a confermare una formazione vincente. Poi, ci fa tremare, sostituendo Frullicone e Tiberi nello stesso momento. Spavaldo il giusto. VOTO: 6 ½

SARA'IL RICORDO,FORTISSIMA EMOZIONE,DI IERI SERA;SARA'CHE E' LA CONFERMA CHE STO' INVECCHIANDO,MA CREDO CHE MI STIANO LACRIMANDO GLI OCCHI .DI SICURO E' COLPA DEL VENTO O DELLA POLVERE CHE INFURIANO QUI' ,FUORI DI CASA.....E LA MATILDE CHE MI DICE,DA SULLA PORTA," OH BA',O DENTRO O FORA !! " forza allerona,sempre ! GRAZIE A TUTTI,X LE EMOZIONI.
RispondiEliminaSe lo spavaldo è riferito al cambio dell'Assessore e del Frullicone
RispondiEliminanon credo che sia corretto, se invece è riferito alla formazione o all'atteggiamento della squadra ne possiamo riparlare.
Per quanto riguarda quei cambi vorrei spiegare che Riccardo mi ha chiesto il cambio perchè infortunato (poi non ha giocato neanche mercoledi'per lo stesso motivo)mentre Raffaele stava litigando ed era a rischio espulsione quindi ho cercato di tutelare la squadra.
Se poi ci mettiamo che in panchina avevamo ancora 5 o 6 giocatori
disponibili magari quei cambi sarebbero venuti allo stesso modo ma per motivazioni diverse (alternanza della rosa, riposo per la coppa da giocare 3 giorni dopo , il fatto che facciamo la terza categoria e quindi dobbiamo cercare di giocare un po' tutti,voler cambiare una situazione tecnica mettendo giocatori con caratteristiche diverse, etc. etc.).
A parte questa precisazione volevo fare i complimenti ai ragazzi che stanno facendo veramente bene in attesa di qualche assenza storica speriamo che il calvario sia finito (Giorgio e Nicolo', Daniele a malincuore di tutti ha deciso di smettere, Lorenzo si opera il 30 gennaio in bocca al lupo)appena rientrano tutti ci si prospetta un finale di stagione veramente interessante perchè sembrerebbe che abbiamo trovato una certa concretezza e continuita'.
Quindi tutti concentrati per la trasferta di Sabato perchè non è una passeggiata(hanno eliminato l'Accademia dalla coppa)un saluto a tutti e sempre complimenti ad Aminadab.
Grande prova dei nostri. Freddo siberiano. Serata storica e da incorniciare. Forza Acd Allerona!
RispondiElimina.....senti na cosa Morè...quel giochetto tra noi....si, JE LO FAI LO SCHERZUCCIO ANCHE ALL'HELLAS NARNI ?? L'HO DETTO anche stavolta,ormai è annata ! Ragazzi,mi raccomando,state facendo il Duomo,vedete di non......L'impresa l'hanno fatta anche loro(Narni) mercoledì !!! FORZA ALLERONA,Forza Noi
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