mercoledì 5 dicembre 2012

Di feste, fasti e ricordi...




Sabato 1 dicembre, la Chiesa Cattolica festeggia Sant’Ansano Martire (winter!), patrono che noi della Meana abbiamo l’onore di condividere con i fratelli toscani di Piazza del Campo; proprio quando a Siena, con una solenne processione, si dà avvio ufficialmente all’anno contradaiolo, nella nostra Santa Maria, gremita all’inverosimile, si celebra la storica funzione officiata da Monsignor Benedetto Tuzia e accompagnata dalle emozionanti performance del coro polifonico made in Allerona, “Canto Libero”. Una giornata all’insegna della preghiera, densa di storie paesane e di ricordi; tradizionalmente, infatti, i festeggiamenti in onore di SantoSano rivestono un ruolo sociale di primaria importanza per la nostra piccola comunità che, soprattutto in quelle occasioni, si ritrova dando dimostrazione di essere un tessuto sociale coeso. Ancora oggi, l’aria pungente del primo giorno di dicembre ha un non so che di frizzante che mi apre il petto, facendomi vivere la sensazione della “festa”.

Orbene, proprio in questi giorni, lucchesine odor di naftalina e sciarpe rossoblù alla mano, assistiamo ad un brusco cambiamento climatico. A tal proposito, ricordo il proverbio di una volta che recitava: “Sant’AnZano: uno sotto e uno ma le mano”, inteso come scaldino, ovviamente! Il freddo è alle porte ma noi sappiamo come rimediare.

A proposito di iniziative per riscaldarci, vi ricordo che sono ancora aperte le iscrizioni per la cena organizzata (sabato 8 dicembre) in collaborazione da due baluardi paesani (ProLoco & A.C.D); il menù è ricco e bello tosto, le mani sopraffine delle nostre cuoche sono una garanzia, e ‘l vino ‘mbottigliato, è il giusto (nun avanzarà); ah, se c’avete la compagna e le scarpe bone, ce scapperà anche qualche giro de’ Mazurca! Io ho già prenotato il posto vicino a B&B, intesi come ‘l Bello (che balla bene) e Mister Baldini.

Orbene, torniamo a noi. I meno giovani (diciamo così) ricorderanno quanto questi giorni di festa, scuole chiuse, previa recriminata presenza nella raccolta dell’olive (per l’azione della “capatura”), fossero occasioni per ritrovarsi a correre dietro ad una sfera (dopo la dottrina, ovvio!) La nostra fu una delle ultime generazioni che crebbe allo stato brado, per campi; eravamo un nutrito gruppetto di alunni, dagli scarsi profitti scolastici, che tuttavia si difendevano bene in altri campi. Quelli da pallone, ad esempio. E Piazza del Comune (Attilio Lupi, of course) ci pareva l’Olimpico.

Erano giorni di deliri d’onnipotenza, calci nel culo, lividi e ginocchia scorticate perché le nostre partitelle erano tutt’altro che “amichevoli”. Quando arrivò poi l’epoca del Super Tele, un mito sferico bianco a pentagoni neri, dal prezzo irrisorio, ci sembrò davvero di avere il mondo in tasca (e tra i piedi). Per qualche anno, fu il trionfo dell’anarchia e dell’arte di arrangiarsi; intuire la traiettoria di quel pallone, scaraventato in avanti, era praticamente impossibile: disegnava parabole imprevedibili, il livello di palleggio (artistico) era azzerato; cosicché, fino al momento in cui rientrava la valvola che ne causava irrimediabilmente l’implosione, anch’io fui convinto di esser diventato ambidestro ed avere la falcata di Antognoni.

Nell’attesa che si raggiungesse il numero legale, ci allenavamo, a turno, nella pratica dei tiri in porta; raggiunto il quorum, poi, componevamo due squadre squilibratissime, scelte dai bardassi più validi, che sotto l’etichetta di “Mio”, si accaparravano dai più prestanti fino alle schiappe (anni dopo ebbi le risposte che cercavo quando, con sguardo smarrito, rimanevo lì, ad aspettare, ore e sopr’ore, tra gli ultimi!). La partita, in realtà, cominciava prima del fischio d’inizio con la (pre)tattica in puro stile contadino; vale a dire: “Ve famo ‘l culo”. Quel pallone sovvertì le leggi della natura e quelle del branco; chiunque si sentisse in diritto di dover dire la sua, lo faceva con estrema facilità; in fondo una pallonata, mal muso, del Super Tele, non avrebbe fatto male! 

Si davano e si prendevano calci di quelli pazzeschi, attacchi frontali dolorosissimi che ricordavano i rituali cavallereschi dei maschi dei cervi reali, quanno se danno le capocciate! Il più delle volte, non esistendo l’arbitro, la soluzione dei casi controversi, circa le punizioni o i rigori, rubava il tempo dell’intera partita, finché il proprietario del pallone minacciava di andarsene o quelli più grossi (di stazza) citavano un fantomatico cugino de’ Roma che conosceva il regolamento a menadito e allora tutti zitti. Al calar del sole, amici come prima, si scioglieva la seduta, non prima di aver bevuto a tonfo dalla fontanella. Ricordo il grado di trasparenza e l’odore mischiato al sudore della fronte; voglio credere che ancora oggi, quell’acqua mantenga lo stesso sapore… a noi sapeva di Paradiso.

Orbene, scusandomi per la digressione nostalgica, passo a parlare dell’odierno pomeriggio calcistico. Si gioca, contro il Via Larga Marsciano, nell’anti-stadio della città, un campo in terra battuta in cui ci aspetta una nutrita schiera di tifosi locali. Piacere!

Anche in terra lontana, diamo prova delle nostre sublimi qualità di gioco, combattendo una partita, a testa alta, per tutto il corso dei lunghissimi 94 minuti e riacciuffando il vantaggio per ben tre volte. Gli avversari, compagine coriacea e tosta, partono a razzo, sfoderando la qualità di cui dispongono, soprattutto a centrocampo; soffriamo un po’ il loro ritmo iniziale ma grazie ad un reparto difensivo consistente e alle cosce toniche dei nostri centrocampisti, riusciamo ad arginare la foga Marscianese e le incursioni del prestante numero 9, attaccante dalla discreta tecnica.

Al 14’ circa, è made in Brigante della Meana la perla che sblocca il risultato: calcio di punizione fuori area che aggira la barriera e va a piazzarsi accanto al palo. Mentre esplodo in un grido liberatorio e un rigurgito di Novello fa capolino, scorgo gli occhi bassi, quasi increduli, dei familiari avversari. 1 a 0. E’ tutto vero!

Daje, picchia e mena (mena soprattutto), i Via Larghesi(?) si incattiviscono, polemizzando a dismisura e buttandola sul piano fisico fino a quando, assistiti da Eupalla e aiutati dalla “coggiutagine”, intercettano la sfera respinta da Mohammed Alì-Cortellini, e agguantano il pareggio. Sull’1 a 1 si va negli spogliatoi e io ne approfitto per rifocillarmi con un pezzo di squisita torta al testo.

La ripresa, caratterizzata dall’entrata del Principe de Ripone, parte in discesa per i nostri: i benamati fratelli in mutande acidi spingono sull’acceleratore e dimostrano di aver studiato a menadito il manuale del calcio: fanno girare la palla, presentandosi, ogni tre per due, vis-à-vis con il numero 1 marscianese; ed è ancora Gigi nostro, grazie ad un incrocio sul secondo palo di Papallino, a bussare alla sua porta. 2 a 1: torniamo in vantaggio! Galvanizzato, scambio qualche timida battuta con gli spettatori non paganti accanto a me: “Ve famo ‘l culo!

Aulica locuzione latina con la quale mi risponderanno, gli stessi, qualche minuto più tardi, quando, con una punizione fuori area  calciata magistralmente, i nostri avversari riacciuffano il pareggio. E’ finita: l’arbitro segnala four minutes; rimangono gli scampoli del recupero e siamo stanchi.

Ma non abbastanza. Con la forza della disperazione nelle gambe, impostiamo l’ultima azione; Comodino porta palla sulla fascia. Mentre trattengo il respiro e chiudo gli occhi, in un’attesa interminabile, attorno a me cala il silenzio.

Con un tiro di tutta potenza e precisione, tocco di classe raro da vedere su questi campi, da più di qualche metro lontano dall’area, il Capitano ha tratto in salvo la sua nave. Mentre i compagni lo travolgono, lo vedo alzare gli occhi al cielo.

Il sole sta calando, le botte e i lividi non fanno male, e l’aria oggi ha, ancora una volta, il sapore del Paradiso.

Ed ecco a voi le pagelle:

CORTELLINI ALESSIO: Nessuna colpa sui due gol subiti; si difende con caparbia e il match finale lo vince ai punti. Fuori i secondi! VOTO: 6 ½

FRINGUELLO SIMONE: Sempre attento e nel cuore della gara. Puntuale negli inserimenti, anche se spesso ignorato. Regà datime retta! VOTO: 7

URBANI FABIO: Ci piace di più nella ripresa, non a caso il pallone della vittoria arriva dai suoi piedini (di fata). VOTO: 6 ½

FRINGUELLO MATTEO: Titolare dopo tanto tempo, si distingue sia per qualche giocata che per qualche pausa di troppo. Vola, vola…VOTO: 7 (di stima)

BAMBINI PIETRO: Duttile, prima in difesa, poi a centrocampo. Finchè il fiato lo assiste, ci regala una partita magistrale. Bentornato Sega (a nastro!) VOTO: 7

FEMMINELLI FABIO: Una garanzia. Nei secoli costante. Carabiniere . VOTO: 7

PICCHIO FLAVIO: Volenteroso ma acciaccato (ha più di un malanno). Grazie per l’onesta partita. Galantuomo. VOTO: 6 ½

TARDIOLO VALENTINO: Partita di sostanza, con tanti chilometri percorsi, e di qualità. Ciliegina sulla torta: il gol della vittoria.   Varge e basta la parola. VOTO: 7 ½

PALOMBINI DAMIANO: Ultima invenzione del nostro Mister. Ha il ruolo del fiaccatore: prima li sfinisce, poi esce quando gli avversari sono in coma. Flipper. VOTO: 6 ½

SCIULLI LUIGI: Ci abitua bene, e anche oggi non tradisce. Punizione spettacolare. Che bottino! VOTO: 7

SCIULLI ALESSANDRO: Luci ed ombre. Prima o poi vedremo il suo  repertorio al completo (ne siamo convinti). Buon sangue non mente. VOTO: 6 ½

COCHI MASSIMO: La nostra bandiera porta tranquillità e sicurezza a tutti. Che dire… una garanzia! Saracinesca. VOTO: 6 ½

PASQUALETTI ROBERTO: Piccolo e acerbo ma di sicuro avvenire. Giocando più spesso ce ne darà la conferma. Delle serie: piccoli uomini crescono. VOTO: 6 ½

URBANI DIEGO: Le bisbocce non ci negano il bel Diego delle ultime gare. Sfiora anche il gol di testa dopo aver aiutato la squadra. Crapa pelata, sì, ma giusta. VOTO: 6 ½

BALDINI FRANCESCO: Arriva vicino al gol un paio di volte. Non trafigge, ma di sicuro ha messo via le realizzazioni per sabato prossimo. Principe de Ripone (e de la Buca). VOTO: 6 ½

BALDINI MOURENO: Altri tre punti in tasca, assai sofferti; forse  con qualche accorgimento potevamo patire meno. Comunque, complimenti! VOTO: 6+

 

 


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