Negli anni settanta giocavo a calcio in una buona squadra del comprensorio. Seguivo, con particolare interesse, un giocatore sgraziato e geniale: Ezio Vendrame, una specie di Kempes, o di Best, all'italiana. Colpiva il suo aspetto da hippie, i capelli lunghi, la barba e il suo spiccato anticonformismo.
Era dotato di una tecnica sopraffina e dimostrava, sul campo di calcio, quel che era nella vita: un genio sregolato, uno che andava contro corrente. Più poeta che mezzala, Vendrame era capace di fare un tunnel a Gianni Rivera e di chiedergli scusa. Ha dichiarato più volte che amava il calcio ma non amava fare il calciatore: si sentiva imprigionato, risucchiato dal vortice del campionato, dai soldi e dall'ambiente. Lo soprannominarono il nuovo Sivori, perché al posto dei piedi aveva due guanti.
Eppure ci si ricorda di Vendrame solo per i suoi gesti da clown e specialmente per quel suo modo di saltare a piedi uniti sul pallone, a centrocampo, e scrutare l'orizzonte ponendo la mano contro la fronte, quasi a conferma di essere davvero una spanna al di sopra degli altri e di voler guardare il mondo dall'alto. O ancora quando si soffiò il naso nella bandierina del corner perché non aveva il fazzoletto e, subito dopo, segnare un gol impossibile dall'angolo.
La più famosa delle sue "follie" la fece quando militava nel Padova: in una partita combinata contro la Cremonese, Vendrame prese il pallone e puntò verso la propria porta.
I compagni spaventati cercarono di togliergli la sfera, ma non ci fu verso. Quando si trovò a tu per tu con il proprio portiere, finse di calciare in porta e stoppò la palla con il piede. Lo stadio tirò un sospiro di sollievo, ma a fine partita si seppe che un tifoso era morto d'infarto dallo spavento.
I compagni spaventati cercarono di togliergli la sfera, ma non ci fu verso. Quando si trovò a tu per tu con il proprio portiere, finse di calciare in porta e stoppò la palla con il piede. Lo stadio tirò un sospiro di sollievo, ma a fine partita si seppe che un tifoso era morto d'infarto dallo spavento.
Nel 1975 conobbe il poeta Piero Ciampi e la sua vita cambiò. Iniziò a scrivere testi poetici e, da allora, ha pubblicato undici libri, tra i quali segnaliamo Un farabutto esistere (1999), Se mi mandi in tribuna godo (2002) e la raccolta di versi Le cose della vita (2002).
I suoi versi sono intrisi del male di vivere, di solitudine, di consapevolezza dell'assurdità della condizione umana.
Da Le cose della vita, abbiamo tratto due poesie:
Per non vivere
maledettamente solo,
mi disabitai
della necessità
degli altri
Pregiati
pezzi di me
persi per strada.
È lutto
per quello
che fui
Attualmente Ezio Vendrame vive a San Giovanni di Casarsa. Ha allenato, negli ultimi anni, le giovanili del Venezia e la Sanvitese.

Bella mi piace... forse forse dopo questa storia potrò rivalutare in positivo il calcio... quello passato logico.
RispondiEliminaNON FATE I DIFFICILI: IL CALCIO,QUELLO DI 1 CERTO TIPO , E' POESIA ALLO STATO PURISSIMO.....e non me lo fate ripetere tutte le volte...VI prego !
RispondiEliminaUn Contributo al riguardo:
RispondiElimina....arriva al "Lanerossi" Vicenza, la serie A e Ezio diventa un mito, anzi il must e durante una visita a un club di fan biancorossi, assieme al presidente Giussi Farina proclama il suo manifesto del vivere il gioco del calcio: «Innanzitutto vi ringrazio per tutto l'affetto che mi dimostrate, ma mi sembrate un po' fuori di testa: io so soltanto tirare calci a un pallone. Chissà quante cose voi sapete fare meglio di me. Non sono un chirurgo che salva vite umane e nemmeno un operaio che per arrivare alla fine del mese si deve fare un culo così! Io sono un fortunato ed è per questo che non vi capisco. Che cosa saranno mai queste partite di calcio! Inventatevi delle alternative domenicali. Andate a vedervi un bel film, leggetevi un libro, oppure restate a casa e fatevi una bella scopata! Cazzo!, non possiamo vivere di solo calcio!».
Che dire se contro la sua vecchia Udinese si soffiò il naso con la bandierina del corner prima di calciarlo direttamente in rete come da accordo precedente con i tifosi della curva? Che fece un tunnel a Rivera e si sentì morire per la colpa? Prendere o lasciare. Questo è Vendrame Ezio, classe di classe `47, inqualificabile uomo che scrive durante le feste natalizie per non morire, per non cedere all'ipocrita felicità che lo circonda. E' un artista della parte del torto «Ho fatto della mia vita un capolavoro e continuo a farlo perchè ho sempre fatto il cazzo che ho voluto». Come allenare da qualche anno i giovanissimi della San Vitese che giocano sempre tutti, perchè non si può lasciar fuori qualcuno quando si mette in campo il viversi e le emozioni e ai quali regala pillole di vita, in forma «di sega, se con la collaborazione di una ragazza, meglio» e li vorrebbe tutti orfani, perchè i ragazzi capiscono tutto di lui, del calcio e della vita, «ma sono gli adulti che non comprendono, a cominciare dai genitori». Prendere o lasciare.
«Al Vicenza prendevo 10 milioni di lire e quando andai a trattare l'ingaggio con Janich, d.s. del Napoli, pensai: "Ora lo frego, gli chiedo il doppio". Quanto vuoi?, mi domandò. Venti milioni, risposi. Firma qua, replicò senza esitazione. Uscii convinto di aver raggirato i napoletani. In spogliatoio scoprii che Ferrandini, un ragazzo proveniente dall'Atalanta, l'ultimo della compagnia, prendeva 60 milioni.
Mi sentii lo scemo del villaggio».
Per vivere, per comprarsi le sigarette e per mantenere la scassatissima Golf fine anni Ottanta, Vendrame allena i Giovanissimi della Sanvitese, club del vicino Comune di San Vito al Tagliamento. E' un bravo istruttore, vince i campionati, sa insegnare calcio.
«Ma certi genitori mi detestano, sogno di allenare una squadra di orfani». La ricca e benpensante provincia del Nordest non sopporta che i propri figli amino un beat, un reperto archeologico del Sessantotto. Perché i ragazzi, sia chiaro, adorano Vendrame. «Cerco di metterli sulla retta via. Prima la vita, poi il calcio». Ci sono problemi, il Best del Tagliamento, a ogni nuova covata, si esibisce nel seguente discorso di iniziazione: «Cari ragazzi, buttate nel cesso le vostre playstation e rinchiudetevi nei bagni con un giornaletto giusto in bella vista. Quando uscite, innamoratevi di una bella figliola: il sesso fai da te è bello, ma quello con una coetanea è meglio».
Comprensibile che la comunità rumoreggi, che parroci e curati non gradiscano. Un papà facoltoso ha offerto un assegno in bianco al presidente della Sanvitese: metti tu la cifra, basta che licenzi quel matto. Proposta respinta, Vendrame per sempre: «Ai giovani bisogna raccontare la verità, le cose come stanno». Rimane una curiosità da soddisfare: il calcio di oggi? Domanda stupida, risposta stimolante:
«Non esiste, è finto, è acrilico. Al mondo ci sono stati tre giocatori di calcio: Maradona, Zigoni e Meroni. In questo rigoroso ordine, non alfabetico. Il resto è noia».
Questo l' uomo Ezio Vendrame