Oggi, alla luce anche di questo, comprendiamo l'addio al calcio del Divin Codino!
giovedì 27 ottobre 2011
Il Post-Biscardismo: poetica per pochi eletti.
mercoledì 26 ottobre 2011
In vino veritas, in corpo acidas
Penultimo sabato di ottobre; il nostro borgo assapora gli scampoli di luce regalati dall’ora legale prima del lungo letargo autunno-vernino. Ebbene sì, nel momento in cui la tramontana, quella vera, ci prenderà per mano accompagnandoci oltre la naturale soglia del vivere e la crioconservazione apparirà l’unica via di mantenimento possibile, non tutto sarà perduto. TaTaTaTa! Dal bazar delle occasioni, da quel mercato dell’usato che sono le menti A.Ci.De., è arrivata la soluzione. Come ausilio nel combattere le temperature particolarmente pungenti del versante Aiarella-Selva di Meana infatti, oltre alle regolamentari sciarpe lavorate con sottile filigrana d’oro, i dirigenti, gente premurosa, pare abbiano tirato fuori dal cilindro (dal Fiorino del Bello, of course) delle termiche macché dico termiche, ergonomiche macché dico ergonomiche, delle ignifughe, antipioggia, antitaglio, antivento, antitutto, felpe limited edition, marchiate mi-piaci-tu. E a chiunque ci additerà sussurrandoci “fissati!”, pagando oro per sapere da dove arriva ‘sta fisima del rosso-blu, risponderemo che la nostra A.Ci.Dità non avrà mai fine; che noi l’A.Ci.Do lo mettemo ne ‘gni cosa: addosso, nella sabbietta del gatto e nel latte e caffè la mattina. Un po’ come Lapo Elkann con il carbonio, solo che il congiuntivo noi lo ‘mpiascicamo parecchio mejo. In ogni caso, grazie regà, avessimo sempre sognato ‘na muta tutta rosso-blu!
Addio analisti di mercato, au revoir fondi del caffè rovesciati sul paginone centrale de Il Sole 24 Ore, ciao ciao guru del business plan; la nuova collezione Ripuje Uomo-donna-bambino è già, al di là di ogni previsione tecnica, la tendenza 2011/2012. Fonti certe lasciano trapelare che, mentre il fatturato si impenna (Massimè, te ce vojo a contà tutte ste solde!), lo sfondamento del mercato estero giù pe’ Sferracavallo, è già una realtà. Pare che il Bello abbia tracciato il confine delle esportazioni oltre il quale il Fiorino nun je la potrebbe fa. Per prenotazioni, richiesta sconti e fervidi reclami, la dirigenza ha attivato uno specifico numero verde (già intasato!) il cui centralinista capo pare essere un certo Signor Urbani Diego. Regà, si riuscite a pijà la linia, prenotatime due icchese-icchese-elle!
Or bene, scusandomi per la digressione, riprenderò il racconto da sabato 22 ottobre. Quest’oggi ci attende la visita ad un antico gastaldato del comune Narnese, incantevole borgo medievale di viuzze, scalinate e arcate, immerso in un sublime paesaggio. Oltre che per la bellezza del suo centro storico, che sorge sulle pietre sconnesse della via Flaminia, la città è ancor più conosciuta per l’acqua (come noe pel vino!). San Gemini è proprio il paese delle acque; da quelle naturali, a quelle minerali a quelle, vicine, delle Cascate delle Marmore. Un po’ come le nostre memorabili cascate all’uscita della cantina del Coco! Ognuno le sue!
Per molti degli A.Ci.Di che hanno avvertito un certo diffuso disagio nel paese dell’acqua, ce n’era uno che, ormai definitivamente avviato ai crismi della spiritualità enogastronomica, secondo le prescrizioni del già citato dott. Giordano, pare ci sguazzasse. Azzerato ogni livello di colesterolemia e dilaniati i trigliceridi, il Bello si è dichiarato pronto per l’iniziazione sotto le acque minerali SanGeminesi. Vista anche la sua innata classe nel vestire parrucche tinte, pare che proprio sabato sia stato ufficialmente scritturato come sostituto della ex Miss Italia con il Cholo nel ruolo del calciatore e il fiato del passero sul collo, nel nuovo spot pubblicitario a fare (e far fare) grandi quantità di PLIN PLIN. Con il suo baffo, seducentemente scientifico, a ricordarci quanto sia importante essere puliti dentro e Belli Belli fuori.
Bene, iniziamo il resoconto di questa giornata calcistica (la sesta di campionato) salutando i nostri prodi mentre sfilano in attesa del fischio d’inizio. Un paparazzo del pallone, avvicinatosi per uno scatto ai capitani poi finito tra le pagine del Corriere dell’Umbria, ci consente il tempo per una disquisizione di trenta secondi sulla formazione odierna. Tra i pali ritorna il buon Ludo della casata Urbani, in difesa si battono gli opliti Gasparri, Bambini, Palombini Matteo e Urbani Fabio. Il centrocampo è affidato a Frullicone, Fringuello, Il Capitano, l’Assessore e Pontremoli che, leggermente più avanti, fa compagnia al nostro Brigante. Mi pare, il nostro, un buon marchingegno con quegli ingranaggi già rodati dalla dentatura piuttosto affilata. Stretta di mano virtuale con Mister Mou!
Aggradati da una bella giornata di sole e dall’appagante vista del manto erboso, ci sediamo, occhiali sul naso. A occhio e croce, le sifone de SanGemine vanno a tutta callara: i locali, forse anche per la grande quantità di falde acquifere dalle quali poter attingere, dispongono di un pratino verde quasi residenziale. Si loro je danno a acqua minerale, noe mesà che la giramo a vino. Je facesse!
Si comincia. I primi minuti, come da qualche match a questa parte, ce li giostriamo come unici protagonisti essendo la sola squadra in campo in grado di ammaestrare la palla. E’ così che, più o meno al decimo minuto, con un pallonetto diagonale, una sorta di cross lungo, ci guadagniamo il goal del vantaggio. Quell’esemplare maschio (e protetto) di Fringuello dal piumaggio rosso-blu, riesce a scavalcare il portiere avversario mentre orde di Desperate Housewives A.Ci.De a noi vicine si accaldano. Come dire, sente che usignolo! 1 a 0! Odo un solitario grido provenire da destra: “E’ mejo l’acqua del Tioneeeee!” Prendo la nota e mi accodo; cominciamo davvero a vedere il bicchiere mezzo pieno. Becchite que!
Proseguiamo nella strategia del dominio territoriale e tecnico ma Eupalla, che è rimasta in coda sulla Flaminia, non concede il suo benestare e le “situazioni da goal” faticano a trasformarsi in vere e proprie “occasioni”. Le rivolgiamo un calorosissimo pensiero quando: una punizione al limite dell’area dell’Ibra della Meana sfiora la traversa, il tiro al pulito di Captain Tardiolo si allontana sul fondo e quello di Frullicone, a tu per tu con la porta, vola alto.
Si va negli spogliatoi sul vantaggio; a questo punto me pare de’ vede’ un set de bicchiere mezzo pieno! I fratelli in mutande non smentiscono questo mio acuto pensiero tanto che, quando ancora le squadre non sono del tutto sistemate in campo, il nostro amazzonico e bello caldo Eurostar, arrivato in linea diretta sulla destra, si ritaglia una buona occasione entrando in area ma spedendo, ahimè, la palla addosso al portiere. Della serie: chi ha tempo non aspetti tempo! Bravo!
Intanto, alcune necessarie sostituzioni (entrano Re David, Serranti Nicolò e il Principe de Ripone) impongono uno spostamento di ruoli che squilibra un po’ l’assetto iniziale determinando una percepibile confusione. In ogni caso siamo con l’omo in più; infatti, su un presunto fallo di mano in area, il referee, uomo coraggioso, decide di spedire il giovanotto avversario sulla via degli spogliatoi. A questo punto, sfruttando la superiorità numerica, l’Ibra della Meana che non perdona, con calma e sangue freddo, riesce a infliggere il colpo del doppio vantaggio. Mi volto, attratto da un irriverente siparietto: Papalla, con eleganti sculacciate e insaccate di bacino, avanti e indietro, improvvisa uno stacchetto: “l’acqua fa male, il vino fa cantà!”. Santo subito.
Ma i SanGeminesi, gente frizzante, approfittando del nostro momento di confusione, iniziano ad attaccare a testa bassa. E ci confezionano una bella purga quando, a seguito di una mischia davanti al buon Urbani, insaccano la rete del 2 a 1. A questo punto mi duole ammettere che quel bicchiere inizia ad apparire mezzo vuoto; nonostante lo scetticismo, comunque i nostri non mollano con buone giocate di Panico e Ball. Allo scadere però, su un lancio lungo SanGeminese nella nostra area, il Fico non intercetta e, anche se in vantaggio, riesce a farsi superare e commettere dubbio fallo da rigore (fotocopia di domenica scorsa) che l’arbitro prontamente concede. Lucchetti insacca e andiamo sul 2 a 2. Se mi concentro un attimo, raschio il fondo del bicchiere; tutto sommato, non è che guadagniamo un punto bensì ne stiamo perdendo un paio.
Ci avviamo al finale ma le sorprese dal sapore amaro non sono finite; quando manca giusto una manciata di minuti alla fine, Gasparri sembra subire un’entrata un po’ troppo decisa in area SanGeminese; l’avversario in scivolata prende palla o forse palla e piede ma il referee questa volta non fischia. Superfluo, mi capirete, il racconto sul gentile scambio di battute, la conversazione da circolo letterario, tra il sopraccitato e il nostro impavido linesman (vedo che te see ripreso bene però!) invitato ad appropinquarsi sotto la doccia a fare tanta ma tanta PLIN PLIN.
Ci avviamo anche noi e, solitari sulla strada del ritorno, ci raccontiamo che in questa sudata e delicata partita a domino, si sarebbe dovuto evitare di compromettere gli equilibri causando un effetto a catena così tanto coreografico, che ci siamo persi. Ma, acqua in bocca…
Ecco a voi le nostre pagelle:
URBANI LUDOVICO: Per 90 minuti poco impegnato. Non ha potuto farci vedere di che pasta è fatto. Intanto continuiamo a ringraziarlo. VOTO: 6++
GASPARRI ALESSIO: Ovvero: oggi l’Eurostar è un diesel. Cresce alla distanza ma quando attacca rimane devastante. VOTO: 6 ½
URBANI FABIO: Nella ripresa, regge con difficoltà all’urto offensivo degli avversari. Ma non solo per colpa sua. Anzi. VOTO: 6+
TIBERI RICCARDO: Più quantità che qualità. Capita, eccome se capita! VOTO: 6 ½
BAMBINI PIETRO: Ovvero: “come marca sta sega a nastro!” Ottimo, fin quando viene spostato a centrocampo e saltano gli equilibri. VOTO: 7-
PALOMBINI MATTEO: Parola del giorno: Cazziatone. Se volessimo allenà ‘m po’ più spesso maschiè?! VOTO: 6-
BATTISTI RAFFAELE: Aveva di fronte il Sansone SanGeminese. Con qualche difficoltà, è comunque riuscito nell’impresa di addomesticarlo. Solita tenacia. VOTO: 6 ½
FRINGUELLO MATTEO: E’ già pronto un accogliente rifugio per la sua nidificazione. Sarà l’unico passeriforme a non migrare in primavera. Perché noi lo teniamo stretto! VOTO: 6 ½
PONTREMOLI ALESSIO: Ciliegina sulla torta e grappa barricata. Oggi arriva anche il goal. Poi ce ‘mbriaca co tutta ‘na serie de finte e controfinte. VOTO: 6 ½
SCIULLI LUIGI: In fatto di goal sarebbe stata la volta buona. La troppa generosità, lo toglie dalla gara causa infortunio. VOTO: 6+ di stima
TARDIOLO VALENTINO: Moto perpetuo. Tiene bene il centrocampo finché non lascia per crampi. VOTO: 7-
SERRANTI NICOLO’: Entra quando le pecore erano già uscite dalla staccionata. Le rincorre come può. VOTO: 6+
BALDINI FRANCESCO: Ovvero: “Il Principe cerca moglie”. Ma nessuna è alla sua altezza. Asso di impegno e caparbietà. VOTO: 6+
PANICO DAVID: Ovvero: Il rovescio della medaglia. Stavolta l’incornato è lui. Che dolore dall’altra parte! Ancora gridiamo vendetta per quel non-goal. VOTO: 6-
MISTER MOURENO: Un solo appunto: mai, nella vita (e sul 2 a 0) mischiare le carte in tavola. Per il resto, il compianto Nereo Rocco docet. VOTO: 6
lunedì 24 ottobre 2011
Scrivono di noi...
In attesa dell'articolo (quello vero!) beccatevi questo.
Dal Corriere dell'Umbria Sport, lunedì 24 ottobre 2011
Cliccate sopra l'immagine per ingrandire.
Dal Corriere dell'Umbria Sport, lunedì 24 ottobre 2011
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domenica 23 ottobre 2011
Ti ricorderemo, 58!
SuperSic era simpatico. Era uno di quelli che mettono spesso i piedi nel piatto senza neanche sapere perché. Era sempre disposto a chiacchierare con qualcuno, a salutare, a regalare un sorriso o una battuta. Era inconfondibile: i ricci al vento, spettinati, un po' da Sansone moderno, a volte tenuti insieme da una specie di turbante, e quella buffa maniera di camminare, un po' sgraziata, la voce da cartone animato, l'altezza forse esagerata per un pilota di MotoGp. Era un pilota controcorrente, diverso, rapido e coraggioso. Un uomo capace di correre a 300 km all'ora, ma con le paure mai superate degli aghi e dei film horror.
SuperSic, spilungone affascinante, mitico numero 58, noi, che abbiamo paura anche ad andare in bicicletta, ti ricorderemo sempre così!
venerdì 21 ottobre 2011
La leva calcistica della classe '68
In attesa del match esterno con il Sangemini, vi proponiamo una canzone di De Gregori, tratta dall'album Titanic, che vorremmo dedicare ai giovani del borgo che sognano di debuttare, un giorno, con la maglia rossoblú (mi piaci tu!) della nostra amata squadra.
mercoledì 19 ottobre 2011
Via col vento
Mesta domenica autunnale: ci ha lasciato Renato Palombini,
nonno delle nostre due perle Matteo e Damiano, il ds Moggi è ricoverato presso l’ospedale di Orvieto per accertamenti
vari, e il capotifoso Damiano Petricelli (Damià,
quanto ce manche!) è andato a portare il buon nome degli alleronesi in quel
di Varese.
Prima del match, previsto per le ore 15, io e il mio fido
& Co decidiamo di abbracciare ciecamente la Quinta Opera di Misericordia Corporale: visitare gli infermi, e ci
inoltriamo in località Ciconia per far visita allo sbandieratore (ufficiale) Alberto
Stefani.
Lo troviamo assorto, poco prima del rancio, nella lettura del dizionario Garzanti che, a detta del
nostro, è stato dimenticato sul comodino dal paziente che precedentemente aveva
occupato il posto letto in cui ‘l Bello
è degente. Belin, che livello! Per tirarlo su di morale, gli raccontiamo della
scorpacciata fatta venerdì sera durante la merenda-cena organizzata dalla carissima
Anna Bruggioni (magnifica factotum: una
specie di Moggi al femminile) presso
l’ex scuola elementare, e delle leccornie che la suddetta capotifosa aveva
preparato: pizza cotta su pel forno,
crostini, trippa, faciole, cinghiale,
pasta e vino rosso a volontà, buona compagnia!
Lo spiritoso & Co, durante il viaggio, aveva lanciato
forti sospetti sul reparto in cui avremmo dovuto cercare il nostro linesman, sostenendo, infatti, che avremmo
dovuto fargli visita in ostetricia, con un bel mazzo di rose rosse, giacché il
nostro ds avrebbe dovuto partorire ‘l fijo del Cholo! Regà, de tutte le colore…
Comunque, i tifosi acidi possono dormire tra due guanciali,
perché: a) ‘l Bello non è incinto/a (per ora); e b) è nelle mani
del buon Giordano, inteso come Giampiero, primario del reparto di cardiologia,
che, come ricordiamo al nostro guardalinee,
è uno dei migliori medici della regione.
Alberto Stefani ha un guizzo improvviso, lascia le sudate
carte garzantiane e ci illumina sul buon nome di Giordano, inteso come Bruno
(!), il quale, secondo il ds nostrano,
debuttò con la Lazio, nel lontano 1975, al fianco di Andrea Agostinelli e Lionello
Manfredonia. St’omo sa ‘gni cosa…
Regà, Moggi sapeva anche che Giordano, inteso
come Bruno, aveva allenato per un po’ la Ternana!!! Ci guardiamo stralunati e sinceramente commossi dinanzi alla
cultura calcistica del degente/dirigente. Altro che parto!
Attoniti, non riusciamo a proferir verbo. Interviene,
allora, il fido & Co, che, poveretto, oggi non ne azzecca proprio una, e
fa: “Eh Bello, venerdì sera a la mi moje,
da le faciole ch’evo magnato a la festa, jo fatto la permanente!” (io, qualche
volta, je darebbe foco a st’omo come, tanto pe’ rimane’ ‘n tema, a Giordano
Bruno…).
A questo punto Alberto Stefani si rituffa nella lettura del
Garzanti di cui sopra e sentenzia: “Peto:
emissione di gas intestinale
attraverso l'orifizio anale!”. Mariasantissima…
Prima che le cose prendano una brutta piega, tolgo la
seduta, lasciando in dotazione all’allettato assistente arbitrale un telefono
(un ai fon, come dice & Co)
collegato con gli spalti del Tardiolo, tramite connessione volante con la
premiata ditta Setek (funzionerà?), grazie al quale lo aggiorneremo sull’andamento
della gara odierna. Che sudata!
Facciamo in tempo ad assaggiare due pezzi di pizza al volo, al
Bar… Zelletta, sito nei pressi
dell’ospedale e via, di gran corsa, al Tardiolo.
Ci attende una giornata di pieno autunno. Mattio è baciato
dal sole, ma già da qualche giorno, in paese, è tornata la tramontana, amica di
sempre dei nostri lidi. Imbacuccati nelle sciarpe rossoblú (mi piaci tu!) e
burrocacao dappertutto, arriviamo giusto in tempo per l'inno. Grazie a una
gentile donazione ci ritroviamo un megafono in pianta stabile sul tetto;
godiamo dell'effetto sonoro durante l'entrata in campo delle squadre. Salutiamo
i nostri prodi fratelli in mutande non senza nostalgia vista la mancanza del
suddetto Petricelli, inteso come Damiano, il quale potrà sempre chiedere la
differita a Luca Pal che oggi, per l'occasione, ha piazzato la telecamera su
queste greppe. Il nostro amato tuttofare Diego Urbani, sbandieratore (si
mormora che anche felice sposo) al posto del titolare Moggi, s’impossessa del secondo ai
fon e stabilisce una linea diretta col nostro ds ricoverato (ma che se
diranno mae? Scejeranno ‘l nome de ‘sto fijo?).
Lo strino di cui
sopra non consente una buona resa del terreno da gioco che assomiglia, invero,
al deserto; costanti folate di sabbia mosse dal vento ci invadono. Rovi e ramoscelli mescolati alla gramigna
formano delle sfere acuminate che rotolano impazzite. A me ricordano i set dei primi film western che vedemmo, tanti anni fa, alla Sala
Aurora, proiettati dal mitico Ansanino (ma
l’America, Ansanì, ‘ndov’è?) Resistiamo. Il pubblico è ben nutrito: qualcuno
si accomoda con un plaid sulle gambe, altri sigillano le giacche a vento, e alcuni
si affidano alla classica, e infallibile, ricetta del vin brulé (voe mette?!).
I nostri eroi salutano i tifosi sugli
spalti: regà, ‘sta partita la dovete
vince anche pel Bello degente!
La formazione mi garba assai: mister
Baldini, scende in campo con un solido 4-4-2 che vede Ciuco tra i pali, difensori
laterali Gasparri e Comodino,
centrali ‘l Cannavaro de Bardanella,
e, udite, udite, la Sega a nastro
dell’Acquaviva; a centrocampo si schierano capitan Valentino, Fringuello, l’Assessore e Frullicone. Pungono in attacco Re
David e ‘l brigante de la Meana. Fischio
d’inizio. Le due formazioni si studiano per circa un quarto d’ora, abbastanza infastidite
dalla bora, sin quando il dio Eolo dirige un magnifico passaggio di esterno a giro (come se diceva ‘na volta) del nostro Assessore che imbecca in area Re
David, il quale col piede destro (miracolo!) uccella il portiere avversario.
Meritato vantaggio; festa sugli spalti e telefonata al cardiopalma per il ricoverato
Moggi. I nostri ci credono e subito
dopo la rimessa in gioco dal circolo centrale, in un arrembaggio ben
orchestrato dalle truppe acide,
raddoppiamo grazie a una bella azione corale sulla destra, con un tiro respinto
dal portiere che il buon Frullicone,
in mischia, riesce ad insaccare. Festa doppia e collegamento di nuovo col Santa
Maria della Stella (‘l Cholo sembra esse’
a 90º minuto: Ciotti, qui Ameri, qui Cholo…). Della Virtus Ortana poche
notizie: nel primo tempo sono riusciti a lambire una traversa e non impensieriscono
affatto la nostra difesa. Luca Ciuco offre una grande sicurezza al reparto (regà, ‘n bon portiere è mezza squadra…)
e Bambini Pietro ha dismesso gli abiti del legnatore e ha imboccato -sarà forse
la maturità?- la strada della saggezza calcistica: schierato da Moureno come
centrale, svolge il suo lavoro alla perfezione, rilancia con criterio, chiude i
corridoi che i nostri avversari vorrebbero approfittare e dosa la pausa
necessaria nel vedere il gioco da dietro. Ma
chi see? Mascherano?
Nel riposo ‘l Bello, dalla corsia, si scatena e telefona un po’ a tutti (l’ai fon lo pagamo noe, eh?): Vanessa, Ciucciornia, ‘l Cholo… E che è?
Il secondo tempo è all’insegna del
controllo della situazione. È pur vero che concediamo qualche cosina in più ai
rivali, ma il buon Ciuco, autore di due magnifiche parate, sbaraglia le situazioni complicate.
Bravo!
Moureno comanda la girandola delle
sostituzioni. Ne ho perso il conto.
La Dea
Eupalla (grazie infinite!) ci premia, di nuovo, con l’autogol del
definitivo 3-0. Il numero 7, capitano degli ortani, pecca di poca sportività in
un’azione in cui i nostri prodi lanciano fuori campo la sfera, con fair play, per permettere ai soccorsi di
verificare le condizioni di un calciatore avversario infortunato. Embé! ‘st’ignorante nun ce ridà ‘l pallone!
E allora te le cerche, cocco mio? Infatti, la Dea del pallone, che vede e sa, lo punisce con
una svirgolata parabolica clamorosa, dal limite dell'area, che si
trasforma in un eccezionale pallonetto che scavalca il portiere rivale e va ad
infilarsi tra le maglie della porta rivale. Gollonzo,
ma giustizia è fatta!
A tre minuti dalla fine, il referee, che sino a quel momento aveva
dimostrato notevoli doti di conduttore di gara, sbaglia clamorosamente su un intervento
del Fico, il quale, nella nostra
area, calcia -in primis- nettamente
la sfera, colpendo, a continuazione, anche un avversario. Calcio di rigore
ingiusto che il buon Ciuco non può detenere. Peccato! Finisce qui. L’arbitro manda
le due squadre negli spogliatoi. Portiamo a casa un’altra meritata vittoria (ma nun v’avevo detto che ‘l campionato
sarebbe ‘ncominciato ‘n ritardo per noe?). Oggi la nostra squadra mi è
piaciuta molto: ha giocato con criterio ed equilibrio. Le punte hanno
supportato generosamente il centrocampo (Giggino
10, pirata nostro, sta tornando in forma!) e la difesa è apparsa
inespugnabile. Bravissimi!
Recuperiamo l’ai fon
affidato al Cholo. Brucia! Arriva un
sms di Moggi dall’ospedale. Scrive il
nostro ds: Voe avrete anche fatto n’opra de misericordia corporale ogge, ma io
n’ho fatta n’altra de misericordia spirituale: “sopportare pazientemente le persone moleste” (voe due!). E
la squadra n’ha rifatta n’altra: “Insegnare agli ignoranti” come se gioca a
pallone. Amen.
Ed ecco le nostre pagelle:
CIUCO LUCA: La cognomastica nel suo caso inganna. Lui è un
cavallo di razza, un purosangue! Dolicoformo. VOTO: 7+
GASPARRI ALESSIO: Anche detto Polmone amazzonico. Cede solo un po’ nel secondo tempo. Ma li aveva
già sverniciati tutti. TGV. VOTO: 6 ½
URBANI FABIO: E’ uno dei capisaldi della filosofia A.Ci.Da.
L’Eterno BadaRitorno. Armadio. VOTO: 7
TIBERI RICCARDO: Non ce ne vogliano i suoi. Ma da oggi è
ribattezzato in Muti. Che sinfonia, che armonia, che direttore! Sindaco subito! VOTO: 7 ½
SERRANTI NICOLO’: La tramontana nostrana per lui è un colpo
di phon per sistemare la messa in piega. Rimane solido e gioca con i piedi per
terra. Massiccio. VOTO: 6 ½
BAMBINI PIETRO: La sega a nastro stagionata. Rimane grinta,
personalità e concretezza ma cresce la maturità. Tra i migliori. Dalla razza Machina serrae taeniaticae Aquavivae, alla
specie Venustus pedilusor. Che
cambiamento! VOTO: 7 ½
BATTISTI RAFFAELE: Macché vento da nord, lui è un uragano.
Nel campo dell’Ortana restano solo macerie. Lo
strino è lue! VOTO: 7
FRINGUELLO MATTEO: Ovvero: Cronache di una giornata no.
Intrepidi e fiduciosi, aspettiamo che passi la mezzanotte. Nun l’avranno mica rovinato le numerose spasimante de la festa?
Comunque, domani è un altro giorno. VOTO: 6+
PANICO DAVID: Nell’arena si distinguono: tori, timidi
vitellini e quaquaraqua. Si batte, sbatte e stavolta incorna pure. Nacchere e olè.
VOTO: 7
SCIULLI LUIGI: Corre, recupera e difende. Ci piace quello
che fa. A lui, sembra, un po’ meno. Tempo al tempo brigante! VOTO: 6+
TARDIOLO VALENTINO: Solito gigante. Esce sfinito prima di
averli accartocciati tutti (ha già buttato via le foto della Minetti?). VOTO: 7
½
MAGISTRATO SIMONE:
Appena interpellato, dimostra di avere la risposta pronta. Il ragazzo si
applica. VOTO: 6+
PALOMBINI DAMIANO: Della serie: Corri, ragazzo, corri.
Arriverai. VOTO: 6+
PALOMBINI MATTEO: Buona prestazione. Con qualche allenamento
in più tenderebbe all’ottimo. Peccato. VOTO: 6+
PONTREMOLI ALESSIO: E’ come entrare in pista quando il
valzer è all’ultimo giro. Mancano gli stimoli. Trescone… VOTO: 6+
BALDINI FRANCESCO: Piccoli problemi fisici durante la
settimana gli concedono comunque una buona sgambatura. VOTO: 6+
BALDINI MOURENO: Criterio, equilibrio e cambi giusti. Manco
m’avesse letto nel pensiero! Affinità elettive. VOTO: 7
venerdì 14 ottobre 2011
Ezio Vendrame: una vita in fuori gioco
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Nel 1975 conobbe il poeta Piero Ciampi e la sua vita cambiò. Iniziò a scrivere testi poetici e, da allora, ha pubblicato undici libri, tra i quali segnaliamo Un farabutto esistere (1999), Se mi mandi in tribuna godo (2002) e la raccolta di versi Le cose della vita (2002).
Negli anni settanta giocavo a calcio in una buona squadra del comprensorio. Seguivo, con particolare interesse, un giocatore sgraziato e geniale: Ezio Vendrame, una specie di Kempes, o di Best, all'italiana. Colpiva il suo aspetto da hippie, i capelli lunghi, la barba e il suo spiccato anticonformismo.
Era dotato di una tecnica sopraffina e dimostrava, sul campo di calcio, quel che era nella vita: un genio sregolato, uno che andava contro corrente. Più poeta che mezzala, Vendrame era capace di fare un tunnel a Gianni Rivera e di chiedergli scusa. Ha dichiarato più volte che amava il calcio ma non amava fare il calciatore: si sentiva imprigionato, risucchiato dal vortice del campionato, dai soldi e dall'ambiente. Lo soprannominarono il nuovo Sivori, perché al posto dei piedi aveva due guanti.
Eppure ci si ricorda di Vendrame solo per i suoi gesti da clown e specialmente per quel suo modo di saltare a piedi uniti sul pallone, a centrocampo, e scrutare l'orizzonte ponendo la mano contro la fronte, quasi a conferma di essere davvero una spanna al di sopra degli altri e di voler guardare il mondo dall'alto. O ancora quando si soffiò il naso nella bandierina del corner perché non aveva il fazzoletto e, subito dopo, segnare un gol impossibile dall'angolo.
La più famosa delle sue "follie" la fece quando militava nel Padova: in una partita combinata contro la Cremonese, Vendrame prese il pallone e puntò verso la propria porta.
I compagni spaventati cercarono di togliergli la sfera, ma non ci fu verso. Quando si trovò a tu per tu con il proprio portiere, finse di calciare in porta e stoppò la palla con il piede. Lo stadio tirò un sospiro di sollievo, ma a fine partita si seppe che un tifoso era morto d'infarto dallo spavento.
I compagni spaventati cercarono di togliergli la sfera, ma non ci fu verso. Quando si trovò a tu per tu con il proprio portiere, finse di calciare in porta e stoppò la palla con il piede. Lo stadio tirò un sospiro di sollievo, ma a fine partita si seppe che un tifoso era morto d'infarto dallo spavento.
Nel 1975 conobbe il poeta Piero Ciampi e la sua vita cambiò. Iniziò a scrivere testi poetici e, da allora, ha pubblicato undici libri, tra i quali segnaliamo Un farabutto esistere (1999), Se mi mandi in tribuna godo (2002) e la raccolta di versi Le cose della vita (2002).
I suoi versi sono intrisi del male di vivere, di solitudine, di consapevolezza dell'assurdità della condizione umana.
Da Le cose della vita, abbiamo tratto due poesie:
Per non vivere
maledettamente solo,
mi disabitai
della necessità
degli altri
Pregiati
pezzi di me
persi per strada.
È lutto
per quello
che fui
Attualmente Ezio Vendrame vive a San Giovanni di Casarsa. Ha allenato, negli ultimi anni, le giovanili del Venezia e la Sanvitese.
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