Sabato pomeriggio ottobrino (‘l mosto è già ma le tine!) caratterizzato dall’avanzata dell’autunno con temporanei annuvolamenti e velate irruzioni d’aria fredda. Niente paura, mi stritolo come un mocio Vileda nella sciarpa regolamentare rossoblù e via: destinazione Porchiano. Non potendo seguire il prezioso consiglio del buongustaio Mister Mou (con il quale mi proporrei nella rubrica: “Scene da un matrimonio” col grembiule dai pettorali tatuati e il forchettone in pugno. Mengacci ‘s style docet!) causa evidente sovrappeso, consumiamo un pasto leggero (?) nei pressi del paese con qualche vol-au-vent al formaggio, lumachelle ripiene d’affettato e olive verdi, cimentandoci nel sempre irriverente spettacolo del disfacimento del nocciolo, sbigottendo i presenti grazie alle nostre innate abitudini al lancio quasi chilometrico dello stesso; gesti scabrosi facenti parte dell’opuscolo “Vede de piantalla, sinnò te gonfio de scappellotte” donatomi da la mi pora nonna quanno ero bardassetto perché, durante la visita al paese del Vescovo, gli strinsi la mano soltanto dopo aver sfulinato velocemente il naso. Piccoli gesti dal grande potere evocativo, al pari di alzare la gamba per lasciar terreno libero all’aria superflua. Ahhhh!
Orbene, appuntato lo stomaco e cominciata la digestione, imbocchiamo l’A1 salutando i paesi prospicienti, guidiamo per circa una mezz’ora prima di giungere al ridente paesino di Porchiano del Monte ovvero l’Allerona Amerina. Arroccato su una collina situata nella Valle del Tevere, condivide con il nostro borgo non solo l’altitudine (463 metri s.l.m.) ma anche, su per giù, la concentrazione umana: 350 abitanti in tutto. Per questa stupefacente relazione simmetrica, pare che tra i vicoli di Porchiano ci sarebbe lu’ Coco che impenna con l’ape 50 rosso Ferrari e lu’ Sirio, un interista incazzato come una biscia!
Anticamente denominato “Fortiano”, citato negli Archivi Medievali come “Castrum”, esso è una piccola rocca che conserva tratti di mura medievali con la porta d’accesso mentre all’interno, tra caratteristici vicoletti, campeggia la chiesa di S. Simeone che custodisce una delle pietre col sangue prezioso del Miracolo di Bolsena. Impossibile dimenticare che nel mese di Agosto in paese si svolgono le sagra della “porchetta” e udite udite, della “panzanella”. Il prossim’anno regà, giocamola pe' mezz’agosto!
Il paese è famoso per aver dato i natali ad esperti artigiani nella tessitura e nel ricamo tanto che, uno dei vessilli, il grande Arazzo del Palio di Porchiano realizzato dal CIRP, esposto alla Biennale Internazionale delle Arti tessili in Belgio, oggi è anche adottato come striscione ufficiale nelle partite di calcio. Questo ce manca! Propongo di attaccare all’entrata de Mattio, uno stendardo rossoblu tagliato e cucito dalle autoctone sorelle Fontana (Rosanna de Umbertino/Altavillina) e col cervo ricamato all’uncinetto da la mi moje, che così se tiene ‘mpegnata!
Non finisce qui, pensate che anche quel campo da gioco si trova in prossimità di un altro campo: quello Santo. “Le ombre odorate” dei Carducciani “cipressi alti e schietti” conducono ad una stradina sulla sinistra stretta, ma così stretta, che pare de annà di sotto. Stentiamo a trovare parcheggio rendendoci subito conto che in realtà non esiste; decidiamo di arroccare il bolide su pe’ ‘na greppetta ed entriamo.
Stretta di mano con l’ASD Porchiano, squadra agli A.Ci.Di sconosciuta, retrocessa dal campionato di seconda categoria. Anche il manto erboso appare in condizioni similari a quelle dell’amato Tardiolo: fasce desertiche, sporadiche piante aromatiche e medicinali, più abbondanti prezzemolo e cicorione, quintalate de’ gramegna. Fa da cornice a questo quadretto bucolico una fitta macchia d’elce, teatro di leggendarie gesta calcistiche. Nel cuore della Sherwood Amerina, fin dall’antichità, lo storiografo Carlo Giulio Flaccido ha segnalato l’avvicendarsi di brontosauri fluorescenti e rinoceronti bipolari in mutande, con Papà Castoro che faceva da arbitro. Qui, dove Robin Hood fa finta de annà a funghi col capagno pe’ non pagà ‘l biglietto, si erge il sontuoso Porchiano Stadium.
Resistono alle pungenti folate dei venti da nord, ma soprattutto ai conati di rabbia dei sopracitati yeti made in Porchiano, gli irriducibili Cannas (al quale va un pubblico encomio), il segretario-amministratore dotato di illimitata pazienza Massimo Gilibini, le veline nostrane Valentina ed Emanuela, il Consigliere comunale nonché terzino destro Marchignani, l’infortunato Baldini e alcuni amici del Brigante rossoblù che ormai abbiamo, con molto piacere, accasato.
Mister Moureno scende in campo con Ciuco tra i pali, affidando il reparto difensivo a Gasparri, Il Fico, Serranti e il ritrovato Fabio Urbani. A centrocampo giostrano Frullicone, Capitano-mio-capitano Tardiolo, Tiberi Riccardo e Pontremoli, al secolo l’Ibra della Meana. In attacco ecco Papalla junior alle prese con uno stato influenzale e il Brigante de Meana. Al fischio d’inizio gli avversari ci trovano pronti a spingere; affondiamo con un ottimo lavoro dei terzini, giriamo la palla bene a centrocampo tanto che, dopo 7-8 minuti, siamo già a tu per tu con il portiere che, parando, mette fine ad una bella azione conclusa da Pontremoli. Diamo avvio ad una buona partita, ottima prova per la squadra che conferma sotto molti aspetti il gran lavoro compiuto nell’ultimo anno. Qualità, agonismo ed organizzazione di gioco incidono determinando la superiorità numerica netta cercata ed ottenuta girando la palla.
Purtroppo però, per i pochi che giocano al calcio, ce ne sono di più che i calci li dispensano; gli avversari, “con occhi di bragia”, iniziano a far legna, fiondandosi sul possessore di palla secondo il noto pragmatismo del: ‘n do' coio coio ('l poro Nereo Rocco docet). Antica arte quella del randellare a destra e a manca, di cui anche io, a volte, ahimè, fui fervido seguace! Bersagliati in campo e fuori da uno sparuto gruppo di tifosi accaniti, cerchiamo di mantenere la calma affidandoci alla difesa, ma soprattutto alle corde vocali, della nostra Renata d’Arco che tiene testa, a suon di acuti, agli attacchi tifoserecci. Queste le cercono come le serpe vecchie! Come dice il detto però, chi cerca trova. E infatti, un saggio intellettuale della tradizione locale porchianese che indirizza il proprio verbo contro il nostro timido linesman gridandogli “mette l’occhialeeeee”, accende la vena del poeta d’OltrePaja che con un sussurro chiosa: “e te mette le denteeee”. Assisto commosso al gemellaggio letterario notando come anche l’arbitro appaia intimorito dall’altezza di tali artifici retorici. Strano! Non reagisce nemmeno di fronte ai più palesi insulti.
Non è facile, ma proseguiamo perseguendo la strada della pazienza e stavolta la Dea Eupalla ci premia: prima, su un cross in area proveniente da destra, permette il rimbalzo della sfera facendola insaccare al difensore avversario intento in un’improbabile deviazione (autogoal dell’1 a 0!) poi, pochi minuti più tardi, ci concede la grazia quando il centravanti avversario mangia (col companatico!) un goal sulla riga che, a dir il vero, è l’unica concessione fatta dai nostri. Quello che guadagniamo là in mezzo lo paghiamo a suon di legnate sugli stinchi, in una partita aspra in cui l’eccessiva ‘gnoranza degli avversari rischia di decidere il finale.
Da segnalare, fin qui, una punizione di potenza del nostro Ibra che si stampa sul sette dopo una parata impossibile del portiere che ci mette due dita, un’altra di Sciulli, di un soffio sopra la traversa, e varie azioni pericolose dei condottieri Gasparri, Tardiolo, Baldini, Battisti. A dar man forte entrano Panico, Palombini junior, Bambini e Fringuello e la ripresa si apre proprio su questa falsa riga, con grandi occasioni sfiorate da Re David e Pontremoli alle quali si sommano due rigoroni negati e tre fuorigioco inesistenti segnalati dal mansueto e tremante referee. Nella confusione di questi ultimi minuti al cardiopalma, perdiamo un po’ la lucidità, tirando il definitivo sospiro di sollievo soltanto quando il Fico de’ noantri riesce ad impattare il pallone del pareggio sulla linea della nostra porta. Che Dio te benedica, cocco!
L’arbitro fischia; qualcuno spieghi ai giurassici amici come si gioca al calcio, qualcuno racconti a Robin Hood quella vecchia metafora sul capagno (e il fondoschiena). Ci avviamo quando l’ombra fitta di Sherwood sta per avvolgerci e, passando per gli spogliatoi, ci torna in mente quel pomeriggio di una ventina d’anni fa. Noi, padri del glorioso Sporting Club allenato da mister Papalla senior, giocammo un match massacrati da un arbitro intimorito dalla verve Porchianese. Nel ricordarglielo, al termine della doccia, il moretto bassino aprì l’accappatoio indirizzandoci gesti inconsulti dal punto vita in giù. Perdemmo ma con stile.
D'altronde, come recitava uno striscione di ispirazione Pasoliniana, “Il calcio è un linguaggio con i suoi poeti e prosatori”. E l’invenzione, il ricamo, il ghirigoro, sono cose di pochi. Gli altri, sgrammaticati, non possono far altro che restare a guardare.
Ed ecco le nostre pagelle:
CIUCO LUCA: Ovvero: La sicurezza sul lavoro. Squadra e tifosi non possono che ammirare. Vola alto. VOTO: 7
GASPARRI ALESSIO: Da terzino rende la metà ma in questa partita non c’erano alternative. Sempre e comunque disponibile. VOTO: 6 ½
URBANI FABIO: Ma questo è un armadio. A dieci ante scorrevoli, tre file de cassetti, e laccato oro. In crescita. VOTO: 6+
TARDIOLO VALENTINO: Tenente capitano di vascello. Si fa timoniere di un centrocampo granitico. VOTO: 7 ½
SERRANTI NICOLO’: In quel crescendo sismico lui rimane roccia. Tranquillo. In ascesa. VOTO: 6 ½
PALOMBINI MATTEO: Secondo non si quale favorevole congiunzione astrale, ha realizzato che il cervello è collegato a pronta presa alle gambe. Preciso e puntuale. Magari sempre. VOTO: 7
BATTISTI RAFFAELE: Al solito, argina e rilancia quando può ossia finché gli regge il fiato. Generoso. VOTO: 6 ½
TIBERI RICCARDO: Lui non solo ruba ai ricchi per dare ai poveri ma ruba anche ai poveri per dare agli affamati. Elargisce, con generosità, idee e palloni buoni. VOTO: 7 ½
BALDINI FRANCESCO: Il giudizio s.v. è legato al suo stato fisico. S-ball-ottato!
PONTREMOLI ALESSIO: La tigna risiede stabilmente nel suo calcio. Anche per questo ogni sua prova risulta molto convincente. Rimane da limare qualche errore in fase realizzativa. VOTO: 7-
SCIULLI LUIGI: Ovvero: chi è costui? Un tesserato iscritto al raduno nazionale sosia A.Ci.Di? Un po’ per sfortuna, un po’ no, non lo riconosciamo. Tornaaaaaa! VOTO: 6+
BAMBINI PIETRO: Metti ‘na Sega a nastro ne’ na macchia d’elce. Casa sua. Chettelodicoafa! VOTO: 6+
PANICO DAVID: La motivazione è il suo forte. Entra dando anche di più di quello che si poteva. Se ci aggiungiamo che meritava un rigore sacrosanto e ha fallito un’occasione per stanchezza…. Urge esorcista. VOTO: 6 ½
FRINGUELLO MATTEO: Orde di avvoltoi lo aspettano al varco. Lui risponde con la solita grazia. Subisce un po’ la personalità dei rapaci. VOTO: 6+
PALOMBINI DAMIANO: Entra in battuta e tampona. Con il suo gran fisico contribuisce a tenere in carniere i tre punti. Buona caccia! VOTO: 6+
URBANI LUDOVICO e NAZZARETTO DANIELE: Li aspettiamo! VOTO: 15
BALDINI MOURENO: Ingredienti di qualità accostati con criterio ed equilibrio. Alchimista. VOTO: 7
Una volta tanto, un po' di fortuna dalla nostra parte non guasta! Procediamo così. La prossima partita in casa si deve vincere a tutti i costi. Cominciamo a volare alto! Forza Acd!!!
RispondiEliminaA PROPOSITO DELLA PROSSIMA PARTITA: non è che pensiamo di essere diventati imbattibili ? Gira un'arietta trionfalista che mi piace poco ;toccasse sveiasse dal sogno xkè semo cascati dal letto !!! A buon intenditor .......Se giochiamo con umiltà ma senza paura ci fregano pochi . FORZA ALLERONA
RispondiEliminaUmiltà, sì! Ma se giochiamo come sappiamo, nessuno potrà fermarci!!!
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